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BLOOD TEA AND RED STRING di Christiane Cegavske

È questo un film in stop-motion che sfugge a qualunque tentativo di catalogazione, si può solamente affermare con certezza che risente dell’influenza di alcuni lavori di Jan Švankmajer e dei fratelli Quay. È un lungometraggio finito nel 2006 che ha avuto una fase di realizzazione lunghissima, ben 13 anni di lavoro da parte di Christiane Cegavske, un’autrice che spazia dal cinema all’illustrazione e alla fabbricazione di bambole e pupazzi.



Blood Tea and Red String racconta la straniante storia della lotta tra i topi bianchi aristocratici e le creature rustiche che abitano sotto le radici della quercia, a causa di una bambola che scatena il loro desiderio. I topi commissionano agli abitanti della quercia la costruzione di una bella bambola ma, quando questa viene completata, le creature si innamorano follemente di lei e si rifiutano di consegnarla. Così i topi sono costretti a rubarla e a fuggire con il frutto del loro desiderio.

Il trailer di Blood Tea and Red String

Una struggente partitura musicale, composta ed eseguita da Mark Growden, accompagna questo inquietante e meraviglioso sogno animato che costituisce il primo capitolo di una trilogia ancora in corso d’opera, della quale per il momento esiste solo la seconda parte intitolata Seed in the Sand. Christiane Cegavske possiede un immaginario decadente, carico di simbologie e archetipi ancestrali, che richiamano l’Alice di Lewis Carroll e i racconti di Angela Carter e sono intrisi di un mondo fiabesco delicatamente inquietante, fatto di tassidermia, merletti e porcellane. Le sue creature animate non possono non far pensare alle opere dell’imbalsamatore vittoriano Walter Potter, complessi diorami composti con tanti animaletti vestiti minuziosamente e sistemati in posa tra i banchi di scuola, attorno a un tavolo, o assiepati allo sposalizio di due gattini.



Il lungometraggio appare come la naturale evoluzione del suo primo lavoro intitolato Blood and Sunflowers del 1992, dove per la prima volta metteva in scena gli elementi di un mondo estremamente femminile e personale, fatto di strambi animaletti antropomorfi, piante, fiori, sangue, manipolazioni anatomiche, bambole di pezza. Christiane Cegavske sembra essere affascinata dai procedimenti arcaici per insufflare la vita in ciò che è inanimato: riporta gli impulsi demiurgici del Frankenstein di Mary Shelley a una dimensione più raccolta, rurale e domestica, addolcendoli con un tocco magico di insana morbosità infantile.



Dennis Harvey su Variety scrive: “Un sogno febbrile di David Lynch nei territori di Beatrix Potter… ”. In fondo anche Christiane sembra in un certo senso incarnare una delle creature del suo cinema e il fatto che abbia scelto come mezzo prediletto l’alchimia della stop-motion è l’indizio certo che sta cercando di creare il suo Golem personale e di insufflargli la vita.


Christiane Cegavske

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