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Tutti i diritti riservati © Stefano Bessoni

PINOCCHIO - Anatomia di un burattino

Appunti per un film mai fatto

Il film prende spunto dal celebre romanzo di Carlo Collodi del 1883 e dalla mia rivisitazione illustrata pubblicata in Italia con Logos Edizioni.

In questo  film vorrei andare oltre e allontanarmi molto dall’originale collodiano, ormai visto e rivisto in una miriade di trasposizioni, rispettandone solamente le fondamentali suggestioni di fondo. Vorrei utilizzare la figura di Pinocchio e la sua creazione contro natura per creare una favola nera dal gusto retrò, ma al tempo stesso estremamente moderna, che porti, per un sottile gioco di rimandi, a riflettere su temi di grande attualità, come i confini della scienza, l’etica della ricerca, la procreazione assistita, la manipolazione genetica, il trapianto di organi.

L'idea del film scaturisce, oltre che naturalmente dal mondo creato da Carlo Collodi dall’unione di una serie di spunti e di suggestioni, apparentemente molto lontani l’uno dall’altro, ma che uniti tra loro concorrono nella costruzione di un mondo particolare, regolato da leggi proprie e popolato da personaggi fantastici, che prendono mossa dalla vita reale e che poi si perdono nei meandri di un oscura wunderkammer (camera delle meraviglie) fatta di suggestioni alchemiche e di rimandi alle scienze ufficiali e a quelle occulte. 

Ho voluto contaminare la fiaba collodiana con influenze lombrosiane e shelleyane. Il mio Pinocchio è una sorta di creatura strampalata che porta su di se le stigmate anatomiche del “delinquente nato” di Cesare Lombroso e la perturbante diversità del Frankenstein di Mary Shelley. In fondo Pinocchio si aggiunge a quella vasta schiera di esseri creati sovvertendo le regole naturali, infelici per vocazione e freak ad ogni costo. Ed è per questo che non si può ricondurre Pinocchio a semplice libro per bambini, ma semmai va accostato alla letteratura romantica o gotica del calibro di quella di  Hoffmann o di Poe. E c’è di più: il romanzo è disseminato di metafore, di immagini evocative, di simboli, a volte trasparenti e a volte occulti. Si parla di creazione, di vita artificiale, di metamorfosi e di trasmutazione. Piero Citati in una sua prefazione lo definisce “Una fiaba esoterica”, dove vengono narrate “avventure di morte e di rinascita, di peccato e di redenzione”.

Il plot centrale della storia è la creazione da parte di un uomo, un ex medico allontanato con disonore dall’ambiente accademico, che si imbarca nella creazione di un essere per colmare il dolore di un grave lutto; creazione che insegue ossessivamente in una sorta di lucida follia, dove la medicina e l’anatomia si fondono con l’alchimia, l’occultismo, le credenze popolari.

La figura del creatore di Pinocchio è fortemente ispirata a una fotografia scoperta casualmente tanti anni fa negli archivi Alinari e che ritrae il signor Sgatti, un becchino preparatore dell’Arcispedale di S. Maria Novella in Firenze.

Da quando vidi tale immagine pensai che quello era il vero costruttore di Pinocchio e divenne la mia fonte d’ispirazione per il mio lavoro grafico, letterario e cinematografico attorno a tale fiaba.

Questo signore rappresenta per me un tramite immaginifico tra l’anatomia, la ricerca sulla macchina anatomica umana e il sapere artigiano; sembra riflettere su come creare la vita osservando gli scheletri di tanti piccoli feti, montati come burattini su tanti piedistalli.

Vorrei realizzare il film in tecnica mista tra animazione stop-motion e animatronica, con una struttura portante in live-action. Credo molto nell’ibridazione della recitazione di attori con le performance di burattini animati in stop-motion, perché in questo modo prende vita, davanti agli occhi dello spettatore, un mondo fantastico ma estremamente credibile, saldamente ancorato alla realtà oggettiva.

 

Lo stile e la struttura del film risentiranno fortemente dell’influenza dei lavori dei fratelli Quay e di Jan Svankmajer, in particolare di Street of Crocodiles e Neco Z Alenky (Qualcosa di Alice), ma il tutto sarà addolcito da un qualcosa alla Tim Burton, in modo da rendere il cortometraggio più appetibile e gustoso per un pubblico ampio, ma strutturato e condito con tutti gli elementi del mio immaginario, ovvero un mondo fatto di zoologia, di tassidermia, di anatomia, di wunderkammer e di scienze anomale.

I burattini saranno realizzati con una tecnica a stampo, dopo modellazione in plastilina. Gli esemplari avranno una pelle in gomma, che dipingerò personalmente, al fine di rispettare lo stile personale delle mie illustrazioni. Lo spessore interno sarà in silicone al platino e il riempimento invece sarà fatto di lattice schiumato oppure di schiuma poliuretanica soffice, al fine da assecondare naturalmente tutte le piegature date dai vari movimenti.

Gli scheletri saranno in alluminio, con snodi a sfere, in modo da controllare perfettamente i movimenti fotogramma per fotogramma.

 

Sarà poi necessario intervenire digitalmente per rimuovere i rig di sostegno dei burattini, per cancellare le linee di giunzione dei volti intercambiabili e per aggiungere piccoli elementi come la lacrima sul volto della Bambina Morta o il cuore pulsante all’interno del torace di Pinocchio, o ancora l’effetto in soggettiva dello stordimento dato dalla medicina. Tuttavia vorrei che il digitale rimanesse di supporto e perfettamente invisibile, perché voglio che rimanga un sapore reale, tangibile, quasi artigianale, che è poi quello che mi affascina dei film dei fratelli Quay e di Svankmajer.

Questa rilettura di Pinocchio potrebbe apparire ad un primo sguardo superficiale molto macabra, quasi a tinte horror. Ma io credo che il cinema, quello horror o fantasy in particolare, sia oggi la naturale evoluzione di quella forma di narrazione popolare che è la favola. I fratelli Grimm, con le loro storie zeppe di morti che ritornano, creature nate contro natura, orchi sanguinari, genitori che fanno a pezzi i bambini e poi li mangiano, altro non sono che i primi registi horror della storia. Peccato che il cinema sia stato inventato solamente un paio di secoli più tardi. E poi c’è Freud, i suoi studi sul Perturbante, il Doppelganger. Quindi è bene fare attenzione quando parlo di horror, perché il mio concetto di orrore è ben diverso dall’accezione che oggi viene commercialmente e superficialmente attribuita a questo termine. Il mio vuole essere un cinema a tinte orrorifiche che affonda le proprie radici nelle paure più profonde che si nascondono nel cuore dell’animo umano.

Realizzazione del prototipo di burattino partendo dalle illustrazioni e dalle stampe anatomiche di Govert Bidloo e Fredrerick Rujisch. Modellazione e stampi di Gigi Ottolino (Makinarium).