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Tutti i diritti riservati © Stefano Bessoni

Al cinema sono  arrivato di riflesso, perché la mia formazione è indubbiamente legata alla pittura e al mondo dell’illustrazione. Però sono ossessionato dalla morte, dalla decomposizione, dallo scorrere inesorabile del tempo e penso che la fotografia ed il cinema siano un modo, seppure effimero, per vincerla. Fermare degli istanti di realtà catturando le immagini significa congelarli per sempre. Oltretutto far vivere sullo schermo quello che galleggia nella mia immaginazione e che catturo al volo con un semplice schizzo su un pezzo di carta mi fa sentire l’ebbrezza del creatore. La macchina da presa per me è come una sorta di matita, che mi permette di manipolare la realtà per inventarne una completamente mia.

Penso che il mondo dei registi si divida tra quelli che sanno disegnare e quelli che non sanno disegnare. Il filmmaker che, oltre ad un mondo su pellicola, possiede anche un mondo su carta, ha senza dubbio una marcia in più. Penso a registi come Peter Greenaway, che è il mio maggiore punto di riferimento, Terry Gilliam, Tim Burton, Guillermo Del Toro, Federico Fellini… e potrei fare un elenco lunghissimo.

La mia folgorazione per il mezzo cinematografico è avvenuta vedendo proprio un film di Peter Greenaway: “Giochi nell’acqua”. Una vera illuminazione! E’ ricordo che negli stessi giorni vidi anche “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders. Da quel momento in poi ho capito che il mio futuro, in un modo o nell’altro, sarebbe stato nel cinema, a costo di qualsiasi sacrificio.

Il mio lavoro con le immagini è accomunabile concettualmente alle wunderkammer, le camere delle meraviglie. Ho sempre raccolto oggetti, conservato animali rinsecchiti, teschi, cose che destano in me stupore e meraviglia per conservarle ed esibirle in un mio personale museo del mondo. In fondo poi, credo che anche il cinema sia esattamente questo. Il cinema è per me una camera delle meraviglie. E trovo peculiare che la macchina da presa venga spesso chiamata “camera”. 

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Ho realizzato tanti cortometraggi, documentari e lavori televisivi, ho fatto video-teatro, ma le cose più importanti ed impegnative che ho fatto sono “Frammenti di Scienze Inesatte”, “Imago Mortis” e “Krokodyle.