BLOOD TEA AND RED STRING di Christiane Cegavske

È questo un film in stop-motion che sfugge a qualunque tentativo di catalogazione, si può solamente affermare con certezza che risente dell’influenza di alcuni lavori di Jan Švankmajer e dei fratelli Quay. È un lungometraggio finito nel 2006 che ha avuto una fase di realizzazione lunghissima, ben 13 anni di lavoro da parte di Christiane Cegavske, un’autrice che spazia dal cinema all’illustrazione e alla fabbricazione di bambole e pupazzi. Blood Tea and Red String racconta la straniante storia della lotta tra i topi bianchi aristocratici e le creature rustiche che abitano sotto le radici della quercia, a causa di una bambola che scatena il loro desiderio. I topi commissionano agli abitanti de

STREET OF CROCODILES di Stephen e Timothy Quay, poesia visiva a passo uno

Dalle pagine di uno dei capolavori della letteratura polacca, Le botteghe color cannella di Bruno Schulz, nel 1985 i fratelli Quay danno vita a uno dei più bei film in animazione stop-motion mai realizzati. Per la storia si appoggiano a uno dei capitoli centrali del libro in questione, in cui viene descritta una singolare quanto misteriosa strada della vecchia Drohobycz, chiamata la Via dei Coccodrilli, piena di vecchie botteghe ricolme di meraviglie di ogni genere e di singolari sartorie nel cui retrobottega avvengono strani, nonché ambigui, traffici. Il film non ha una vera e propria trama ma si affida alle sensazioni, ai suoni, a una serie di suggestioni che rimangono fedeli all’originale

"Něco z Alenky" di Jan Svankmajer, la più affascinante rivisitazione di Alice mai realizza

Nel 1987 l’artista praghese Jan Švankmajer realizzò il suo primo lungometraggio “QUALCOSA DI ALICE” (Něco z Alenky ). Si trattava di una sua personalissima trasposizione dell’Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll. Una rilettura visionaria, macabra, fatta di ossa e vecchi giocattoli, ambientata in una fatiscente cantina, formata da una successione di stanze abbandonate. La storia è fedele a quella che noi tutti conosciamo: Alice, stufa di stare insieme alla sorella, insegue un coniglio e finisce sottoterra, nella sua tana, ingresso di un mondo fantastico popolato di strambe creature. Ma l’interpretazione e la messinscena di Švankmajer è unica ed originale. Il coniglio è un vecchio

METAMORFOSIS – Visioni fantastiche di Starevitch, Švankmajer e fratelli Quay (Barcelona CCCB marzo-s

Che ci fanno insieme Franz Kafka, James Ensor, Bruno Schulz, Alice, Sigmund Freud, una vecchia collezione d’insetti, Jacob von Gunten e una Venere anatomica di cera? Per avere una risposta a questa domanda è necessario andare a Barcellona e lasciarsi trascinare nella fascinazione di una mostra unica, dedicata a tre figure fondamentali dell’animazione stop-motion: Wladyslaw Starewicz, Jan Švankmajer e i due fratelli Stephen e Timothy Quay. METAMORFOSIS è libertà. Libertà estrema attraverso la creazione, l’intuizione, l’immaginazione, dentro il sogno e la realtà, attraverso l’infanzia come attitudine vitale. La mostra si divide in tre capitoli fondamentali, ognuno dedicato ai nomi sopra citati

Burtonesque

Spesso, la mancanza di cultura e di riferimenti espressivi può portare alla creazione di luoghi comuni, ma a volte, tali semplificazioni, divengono così insistenti e reiterate da determinare delle vere e proprie mode e in rari casi addirittura delle correnti artistiche. E’ il caso di Tim Burton, che con il suo originale mondo strampalato, basato sulla diversità e sulla difficoltà di integrarsi in una società normale, ha dato il via a una schiera di imitatori, alcuni inconsapevoli, altri sinceri, altri ancora subdolamente plagiatori, che sotto la bandiera di capoccioni spropositati, magliettine a righe e spirali, ha alimentato l’immaginario popolare, arrivando a forgiare un vero e proprio fe

Anatomia di una Zucchina - Ma vie de courgette

“Zucchina?... Io lo chiamerei Patata con quella faccia!” (Simon) Nonostante la sua apparente semplicità, La mia vita da Zucchina di Claude Barras è un film molto complesso dal punto di vista tecnico, e come ormai ben sappiamo lo sono tutte le pellicole realizzate con la minuziosa e lunga animazione stop-motion. Certo, non siamo ai livelli di complessità tecnologica delle produzioni di casa Laika, ma nonostante la semplificazione dal punto di vista anatomico dei burattini non è mai facile donare la vita a un esserino inanimato e renderla credibile. Per la realizzazione del film sono stati costruiti e dipinti sessanta set, sono stati realizzati cinquantaquattro burattini e ognuno in tre esempl

KUBO: anatomia di un piccolo grande attore

Il burattino è il vero e unico protagonista nella tecnica della stop-motion e i protagonisti dei grandi film che abbiamo ammirato con stupore sul grande schermo non hanno certamente nulla da invidiare ai loro colleghi in carne e ossa, anzi in molti casi la loro notorietà è anche maggiore. Chi non conosce Jack e Sally di Tim burton’s Nightmare Before Christmas, o Coraline, o Paranorman, Wallace & Gromit, Shaun the Sheep, o ancora Frankenweenie e Fantastic Mr Fox? E ora a questa piccola schiera di star in scala ridotta si aggiunge un nuovo folgorante nome, che certamente meriterebbe di imprimere le sue manine sul marciapiede dell’ Hollywood Boulevard, magari ricostruito in miniatura: è Kubo, i

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